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Ormai da 15 mesi il padre sta combattendo contro la CTR 8, presieduta dal supplente avvocato Alfio Mazzola e, da circa 9 mesi la lotta è diventata veramente impari... si è aggiunto anche il "curatore educativo", il signor Garolla...

Dodici mesi fa, esatti, il padre ha inoltrato una lettera alla CTR 8, con l'unico scopo di avere risposte a domande legittime. Bene... le sue domande compiono un anno!

Nonostante la prima lettera di Papageno (con link alla prima lettera) la CTR 8 ed il "curatore educativo" non hanno ritenuto opportuno né necessario rispondergli.

Pertanto, nuovamente, ora pubblicamente, il Movimento Papageno sollecita le risposte (con link alla 2a lettera di sollecito) pretese e legittime, oltre ad un intervento immediato a tutela dei due bambini. 

Papageno - anche a nome del padre e dei due figli - invita l'avvocato Mazzola, il signor Garolla e la dottoressa Del Priore (che, a dire del padre, ha voluto interrogare il figlio di 4 anni per poi dire che era del tutto inutile farlo...) a dar seguito in tempi brevi alle richieste di cui sopra.

Il padre scrive da quasi un anno alla Commissione tutoria regionale 8 e al curatore educativo innumerevoli lettere, senza ottenere mai risposta. Propone tra l'altro di ascoltare i figli su fatti rilevanti avvenuti presso la madre, invano.

Ora scrive nuovamente una lunga lettera , descrivendo e correlando i fatti vissuti dai suoi figli a elementi accertati abitualmente in caso di Mobbing genitoriale (vedi sito http://www.aipgitalia.org/Roberta-Patrocchi.PDF). 

Papageno pubblica questa lettera nella speranza che infine vengano date delle risposte dalla CTR8 e dal curatore educativo, ascoltati i bambini e, nel contempo, prese misure a favore dei figli. 

Immaginate un servizio ambulanza che non risponde alle chiamate. Eppure il ferito c'è. Anzi, fosse intervenuta in tempo, portandolo all'ospedale, il ferito sarebbe stato curato e i tempi di recupero e convalescenza sarebbero stati più brevi.

Immaginate un corpo di polizia che non interviene quando viene commesso un crimine. Oppure dei poliziotti che vi comminano, dopo avervi sorpreso alla guida senza cinture di sicurezza, una multa di 60 franchi. Al contravventore precedente, per la stessa causa, ne commina una da 40 franchi, a quello seguente 100 e, a quello seguente ancora, nessuna ammenda. O, ancora, immaginate di denunciare un crimine del quale siete stati testimoni e di venire incolpati del crimine stesso, senza prove, senza ragione e senza logica.

Le Commissioni tutorie regionali, con la complicità tacita della Vigilanza sulle tutele, fanno la stessa cosa. Non prendono in considerazione le accorate denunce dei padri o, peggio, fanno in modo che gli si ritorgano contro. Quando un genitore affidatario compie azioni allucinanti che ledono i figli viene, nel migliore dei casi, "richiamato all'ordine", quando un genitore affidatario denuncia un atteggiamento errato del genitore non affidatario (senza bisogno di prove, basta che lo dica) questo viene punito con un'ulteriore limitazione dei diritti di visita. Attenzione: i diritti di visita sono dei nostri figli. Limitandone la durata non si colpisce il genitore che avrebbe (condizionale d'obbligo) commesso un errore... si colpiscono i figli.

Immaginate ora che, davanti ad un diverbio di carattere legale tra voi ed un vostro vicino di casa, il giudice punisse un altro vostro vicino, non interessato da questa vostra diatriba.

Sembra assurdo, certo. Ma è la verità. Funziona così.

Eppure, anche in questo caso, i feriti ci sono. Sono i cittadini più indifesi. Sono i nostri figli.

I genitori fotografano il loro piccolo alla finestra, solo , mentre li guarda allontanarsi dall'istituto Casa Sant'Elisabetta di Lugano. Essi ritornano nel mendrisiotto dopo aver "esercitato il diritto di visita" col proprio figlio come imposto dal curatore Francesco Massei e dalla capoprogetto l'assistente sociale Rosetta Teodori-Ambrosini...

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