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Da: CdT 15.2.11 pag 13
 
Tutoria «Nomina in piena regola»
CTR 3: respinte le critiche sulla scelta dell'avv. Clarissa Torricelli

«Il Municipio ha ricevuto tutte le in­formazioni utili e necessarie per poter decidere. La valutazione è stata prodot­ta e realizzata in maniera corretta e la scelta dell'avv. Torricelli si è basata so­prattutto sul criterio della competenza. Vi erano altri candidati che avrebbero potuto essere idonei, ma non erano i migliori». Così la capodicastero tutoria e municipale di Lugano, Nicoletta Ma­riolini, nel prendere posizione sulle po­lemiche sollevate a seguito della recen­te nomina dell'ex procuratrice pubbli­ca Clarissa Torricelli a presidente della Commissione tutoria regionale 3 (CTR 3). Una decisione presa a maggioranza dal Municipio nella sua ultima seduta che aveva sollevato domenica sul Mat­tino alcune perplessità.

Da: La regione 12.2.2011 pag 2

Avrebbe ucciso le figlie nel timore di perderle. La personalità contorta di Matthias Schepp nell’analisi di uno psichiatra

ANSA

Roma – La «folle convinzione» di dover «proteggere» le figlie da un’esistenza traumatica per l’assenza della figura paterna. Potrebbe essere questa la molla che ha spinto Matthias Schepp ad uccidere le gemelline Alessia e Livia (sempre che le abbia uccise davvero): il timore di un probabile trasferimento della ex moglie Irina e delle bambine in un’altra città è risultato essere forse il «detonatore della follia» in una personalità già, evidentemente, con segni di squilibrio latenti. È la lettura che della tragica vicenda dà lo psichiatra Massimo Di Giannantonio. «Con tutta probabilità – afferma l’esperto, professore di Psichiatria all’Università di Chieti – ci troviamo dinanzi ad una personalità bipolare, che ha vissuto il trauma della separazione dalla moglie come un evento destrutturante del proprio equilibrio, già potenzialmente vulnerabile. Quindi – prosegue lo psichiatra – un equilibrio precario è stato messo a dura prova da un evento traumatico che, a sua volta, ha probabilmente fatto tornare a galla situazioni irrisolte legate al passato e alla giovinezza di quest’uomo» . Il suicidio, ultimo atto nella vicenda dell’ingegnere svizzero, aggiunge Di Giannantonio, «è infatti una delle manifestazioni più drammatiche della patologia bipolare» . Ma perché uccidere anche le figlie? Secondo lo psichiatra, è probabile che Schepp temesse un prossimo trasferimento della ex moglie e delle bambine in un’altra città, cosa che lo avrebbe allontanato in modo drastico dalle gemelline. E proprio la paura di perdere le figlie avrebbe fatto scattare la follia in una personalità già a rischio: «L’uccisione delle bimbe – spiega Di Giannantonio – investe un duplice aspetto: la relazione di Schepp con la moglie e la relazione con se stesso. Nei riguardi della moglie emerge una volontà di vendetta e aggressione, cui segue una delirante forma di compensazione per le figlie perdute attraverso il denaro speditole nelle lettere» . Ma la molla principale che ha spinto l’uomo ad uccidere sembra essere l’altra, quella che si lega al suo ruolo paterno: «Uccide le figlie perché in questo modo ritiene di ‘proteggerle’» . Da cosa? «Da un’esistenza privata della presenza del padre – spiega l'esperto – dal momento che aveva deciso di suicidarsi, ed anche da un’esistenza futura nella quale le bambine sarebbero potute andare incontro ad una forma di abbandono simile a quello che lui stesso aveva subito per volontà della moglie» . Un estremo tentativo insomma, una volta presa la decisione di togliersi la vita, sottolinea lo psichiatra, «di proteggere preventivamente le figlie da sofferenze che Schepp riteneva inevitabili, per la futura assenza della figura paterna ma anche per la possibilità del ripetersi per le bimbe dello stesso destino di abbandono da lui vissuto» . Indicativa a questo proposito, secondo Di Giannantonio, sarebbe infatti la frase scritta da Schepp alla moglie: «Le bambine riposano in pace, non hanno sofferto» . Ovviamente, precisa Di Giannantonio, «nell’uccidere le figlie e poi nel suicidarsi, Schepp ha agito in una fase psicotica di non contatto con la realtà, ma ci sono state delle molle che hanno attivato tale follia, sullo sfondo – conclude – di un equilibrio già per alcuni aspetti instabile».

Roma, 13 febbraio 2011

Nella vicenda delle gemelline scomparse emerge l'ultima lettera del padre suicida. Accusa la moglie di avergli tolto l'affidamento delle bambine, "senza l'affido congiunto non ce la faccio" .

<<E' la separazione dai figli a scatenare l'impulso ad uccidere ed uccidersi, non certo la gelosia o la mancata accettazione della fine di un matrimonio>> sostiene Fabio Nestola, presidente della Federazione Nazionale Bigenitorialità.

Le ultime parole di Matthias Schepp fanno luce sulla molla che ha innescato il vortice di disperazione che lo ha spinto a vedere la morte come unica soluzione.

<<Non si tratta di giustificare il gesto disperato, che rimane ingiustificabile>> prosegue Nestola, <<ma è doveroso comprendere a fondo le dinamiche di questa come di tante altre stragi familiari. Dalla lettera emerge il desiderio del padre di potersi occupare delle bambine anche dopo la separazione, una pulsione naturale ed insopprimibile. Il rifiuto, le limitazioni, la consapevolezza di essere relegato per sempre in un ruolo marginale hanno generato il corto circuito>>.

Il Centro Studi FeNBi da anni analizza il fenomeno dei fatti di sangue legati a separazioni e divorzi, attraverso ricerche ed approfondimenti. E' recente (ottobre 2010) la pubblicazione di uno studio ultradecennale sulle cause di omicidi e suicidi: al primo posto l'interruzione giuridica del progetto genitoriale, un fattore di rischio mai preso in considerazione dal mondo forense. 

<<Il nostro Centro Studi si dedica da anni alla ricerca, raccolta ed elaborazione dati, ed appare ormai fuorviante ridurre ogni strage familiare al gesto isolato di un pazzo. Quando i "gesti isolati" si ripetono a centinaia è indispensabile individuare il filo rosso che li unisce>>.

Nel caso di Matthias Schepp non c'entrano nulla quelle che vengono costantemente citate quali motivazioni delittuose: la gelosia morbosa per la donna che lo ha lasciato, oppure l'incapacità maschile di accettare la separazione ... il padre suicida chiedeva di poter stare un po' di più con le figlie, chiedeva di non sparire dalla loro vita. Se fosse stato previsto un affido condiviso forse oggi non dovremmo piangere altre due giovani vite spezzate. Di affido esclusivo si può anche morire.

Centro Studi FeNBi

Da: www.caffe.ch 20.2.11
 
Antonella da 18 mesi non abbraccia la sua bambina
Immagini articolo
COCCIUTA Mamma Antonella a tutti i costi rivuole la sua bambina
 
"È grazie al Caffè se rivedrò mia figlia"  “La tutoria mi ha chiamata e fissato un incontro per il prossimo 27 febbraio”

P.G.

"Il vostro articolo ha fatto un miracolo. Ed è solo grazie al Caffè se a fine mese rivedrò mia figlia". È commossa e raggiante Antonella Pace, la donna che, un mese fa, dalle colonne del Caffè, aveva minacciato di darsi fuoco se non fosse riuscita a riabbracciare sua figlia, in affidamento da sei anni, e da 18 mesi mai più vista. "Dopo l'articolo, la Commissione tuttora s'è incontrata e il 9 febbraio scorso sono stata chiamata dall'assistente sociale che mi ha appunto detto del ripristino delle visite tra me e la bambina", spiega Pace.
 

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